L’ARCIVESCOVO INCONTRA GLI STUDENTI UNIVERSITARI A CITTA’ STUDI

Di Francesco Arrigoni

Lo scorso mese nel cosidetto”trifoglio” del Politecnico si è svolto, in un aula strapiena, l’incontro tra gli studenti di Citta Studi e l’arcivescovo di Milano Mario Delpini. La riunione è stata introdotta dal rettore Ferruccio Resta, che dopo aver ricordato la sua storia come studente ed un emozione particolare nell’assumere l’incarico circa un anno prima, ha richiamato il ruolo del Politecnico in ambito nazionale ed internazionale, frequentato da circa 42.000 studenti con una buona percentuale di stranieri. Ha poi fatto presente che l’università opera in un mondo in profondo mutamento per cui deve continuamente adeguarsi ed ha indicato le tre ultime fasi del cambiamento del Poli: tecnologia, automazione ed ora intelligenza artificiale. È poi intervenuto don Marco Cianci, responsabile della sezione per l’università della Pastorale giovanile, richiamando i verbi uscire, vedere, chiamare indicati da Papa Francesco nel documento preparatorio per il sinodo dei giovani dell’autunno prossimo. È bene notare tra l’altro che nel suddetto documento si fa più volte riferimento al protagonismo dei giovani, alla necessità che ci si ponga in ascolto dei loro desideri, delle loro fatiche allo scopo di aiutarli a prendere decisioni importanti e definitive sulla loro vita, in altre parole a diventare persone adulte. A questo punto c’è stato un giro d’interventi di studenti come Marta, che studia fisica e ha coltivato l’amicizia con la collega musulmana Marian, egiziana che frequenta Farmacia, e come Paolo che ha fatto riferimento all’esperienza della cappellania di Città Studi guidata da don Cesare Beltrami. L’arcivescovo ha risposto dapprima richiamando la generazione dei padri che ,dopo la guerra ,si rimboccarono le mani per la ricostruzione ed invitando i presenti seguirne l’esempio per “aggiustare”, con gioia,il mondo attuale. Uno studente ha poi sottolineato la differenza fra ambiente parrocchiale e realtà Universitaria; la risposta è pungente: vivere un nuovo ambiente è una sfida interessante che va affrontata con gioia e con senso missionario senza pensare che la formazione cristiana sia una specie di corazza per resistere ad un ambiente ostile. A conclusione un forte richiamo al rischio che una competenza specifica, tipica delle facoltà cosidette scientifiche porti ad astrarre dalla storia; gli studi impegnativi non devono portare a dimenticare l’umano. Occorre integrare la conoscenza tecnica con una mente che non riduca la ragione unicamente alla ragione scientifica; questo è il grande inganno del tempo moderno. La storia dice che non esiste solo quello che si può calcolare, c’è qualcosa di più. L’incontro termina con un applauso scrosciante che saluta il vescovo Mario, già professore di latino e greco.

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